L. Bellatalla - A. Avanzini "Peter Pan"
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Alessandra Avanzini – Luciana Bellatalla, "Peter Pan - Il racconto, il mito, il senso educativo", Franco Angeli, Milano, 2009 – pp. 123 - € 13,00
V’è sempre una certa passione - piacere, nostalgia, sorpresa, timore - nel ripercorrere con la memoria la propria infanzia più o meno serena, ricca di affetti ed emozionanti avventure se non tradita o tragicamente negata da avverse circostanze esterne.
Sollecitato a più riprese ad un personale sguardo retrospettivo dalle numerose suggestioni del bel libro di Avanzini e Bellatalla, non potevo non ritrovare, fra le tante, un’esperienza infantile che considero fondamentale e costitutiva della mia relazione con il mondo.
Ed è così che, durante la lettura, la memoria è riandata a quando, con varia e sempre rinnovata emozione, ascoltavo dalla viva voce di mia madre il racconto di favole più o meno note. La narrazione aveva la pregnanza dell’oralità e mi giungeva attraverso la voce e la gestualità di mia madre, catturando totalmente la mia attenzione e ponendomi in uno stato di muta ed incantata contemplazione.
Come non riconoscermi allora nello spunto esplicitamente autobiografico di Alessandra Avanzini, che ha il sapore del gratuito e seducente frammento di vita donato al lettore?
“C’è un racconto bellissimo” - scrive l’autrice – “che usa farmi ancora oggi mia madre: quello di lei bambina, seduta insieme agli altri bambini del vicinato, tutti riuniti al calore di un’unica stanza, nel gelo dell’inverno di tanti anni fa. Un calore aumentato dalla voce della mia nonna che raccontava e raccontando, sera dopo sera, univa tutti in una sola avventura, che sapeva dar voce a paure, emozioni, desideri curiosità.”
E’ certamente cosa diversa ascoltare o leggere una favola da bambini o rileggerla da adulti: altro, ma sempre intenso e vitale, il gioco delle emozioni, dei sentimenti e delle intenzioni del lettore adulto ed avvertito, la cui rilettura è sempre mediata dalla stratificazione delle esperienze personali e collettive ed, insieme, dalla ineludibile decodificazione del linguaggio simbolico che accomuna racconti fiabeschi, sogni, fantasie, motti di spirito e miti.
L’interesse del libro che interroga Peter Pan, “puer aeternus”, origina da una molteplicità di elementi: dalla tesi, ivi sostenuta e pienamente condivisibile, del rapporto essenziale ed imprescindibile tra narratività, narrazione ed educazione; dalla feconda prospettiva metodologica che mette in luce lo spessore simbolico e la valenza mitica del protagonista; dalla molteplicità dei percorsi indagati e suggeriti; dalla complessità dell’analisi e dalla coerenza argomentativa, frutto delle competenze specialistiche e delle abilità maturate in anni di ricerca e di insegnamento dalle due autrici.
Percorrere i sentieri del testo sulle orme di Avanzini e Bellatalla alla ricerca di Peter Pan significa approdare ad una più meditata riconsiderazione di tutti i personaggi ed i luoghi del racconto di J. M. Barrie, da mamma Darling a Wendy, da Giglio Tigrato a Capitan Uncino, dalla Stanza dei bambini ai Giardini di Kensington e all’Isola Che Non C’è.
Ma significa anche non potersi sottrarre al richiamo di quelle tracce che, attraverso il riferimento alle più significative figure mitiche, o dalla riconosciuta valenza simbolica, della cultura occidentale, dal dio pagano Pan ad Ermes ed Eros, da Faust al dapontiano Cherubino, conducono alla scoperta della meno immediata ma più autentica e, in definitiva, più seducente fisionomia di Peter Pan.
Luciana Bellatalla, sulla scorta della definizione apparentemente paradossale di “tragico bambino”, che Barrie attribuisce al suo celebre personaggio, chiarisce esemplarmente come la “sua tragicità deriva dal fatto che Peter Pan incarna in maniera allegorica la condizione umana, che è costitutivamente tragica, nella misura in cui è di necessità sospesa tra istanze contraddittorie... Ma non solo: questa costitutiva contraddittorietà non ha alcuna speranza di soluzione. Anzi, tale contraddittorietà non deve trovare soluzione, perché essa costituisce la qualità formativa dell’esperienza per tutta la sua durata.”
Ed ancora: “La tragicità intrinseca del personaggio… va a disegnare il carattere mitico e mitologico del personaggio. In questa prospettiva…l’avventura di Peter Pan trascende le vicende fantastiche narrate da Barrie per diventare una narrazione esemplare ed universale del farsi della vita e della storia dell’uomo.”
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