Riccardo Staglianò - "Grazie - Ecco perchè senza gli immigrati saremmo perduti"
Riccardo Staglianò, "Grazie – Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti" - chiarelettere, Milano, 2010 – pp. 224, E. 14.60
Riccardo Staglianò, giornalista de “La Repubblica” e docente alla Terza Università di Roma, ha pubblicato per i tipi di chiarelettere (marzo 2010) “Grazie – Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”. Il libro è una circostanziata ed aggiornata analisi della condizione degli immigrati in Italia e, specularmente, della trasformazione epocale, economica e socioculturale, che ci chiama in causa direttamente.
Particolarmente rigoroso nella ricerca e raccolta di documenti e testimonianze, il giornalista, che ha al proprio attivo numerose pubblicazioni e significativi riconoscimenti professionali, ha sempre ben presente l’attuale legislazione sull’immigrazione ed è al corrente delle statistiche sociologiche più aggiornate. Con tale utile corredo ci conduce in un viaggio che attraversa tutta la penisola, esplorando da nord a sud le regioni, le città e le campagne dove gli immigrati vivono e lavorano.
Scopriamo così un mondo di sfruttamento e di fatica, ripercorrendo situazioni e storie personali che noi italiani dovremmo ben conoscere per averle ripetutamente e variamente patite. E’ il mondo degli immigrati la cui vita ed il cui lavoro appaiono quasi sempre segnati dalla violenza della condizione materiale e troppo spesso dall’ostile stigmatizzazione del pregiudizio, ma sono anche e sempre fonte di ricchezza, nel senso più ampio del termine, per il Paese ospite.
Leggendo quanto l’informato e bel libro di Riccardo Staglianò ci propone, siamo sollecitati a confrontarci con i nostri pregiudizi e a divenire consapevoli di quanto bisogno abbiamo di queste persone. Pagina dopo pagina, si può acquistare coscienza che senza di loro la nostra quotidianità, la nostra economia, la nostra cultura e, in definitiva, la nostra umanità sarebbero a serio rischio.
Per questi motivi il libro è tutto da leggere, tuttavia ha un valore aggiunto che lo rende ulteriormente pregevole e coinvolgente e che dipende dalla sensibilità e dalla passione con cui l’autore si è avvicinato agli immigrati fossero essi conciatori, badanti, pescatori, camionisti, raccoglitori o altro ancora.
Leggendo, gli immigrati, gli extracomunitari, gli stranieri scompaiono, cessano di essere tunisini, senegalesi, indiani eccetera, per apparirci e rivelarsi solo come persone con la propria irriducibile individualità, la propria sofferenza, i propri sogni, la propria umana storia. E’ questo un libro che non lascia indifferenti, ed alla fine della “lettura-viaggio”, viene spontaneo da parte del lettore un grazie, che rimanda consapevolmente alla pregnanza del titolo.
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