Andrea Braido - Intervista (quattro chiacchiere con...)
Prima intervista per il Blog musicale di EBGraf e si inizia subito col botto!
A rispondere alle nostre domande abbiamo uno dei più grandi e prestigiosi musicisti italiani, una bandiera della musica e della chitarra italiana all’estero: Andrea Braido.
Musicista eclettico, geniale e versatile, Andrea Braido è uno dei migliori chitarristi italiani e non solo. Il suo tocco inconfondibile, la sua grande tecnica e la sua versatilità lo hanno portato a collaborare con i nomi più importanti della musica leggera italiana.
Ma non soltanto: Andrea Braido non è solo un musicista al servizio della musica altrui, ma anche e soprattutto un geniale compositore, poeta delle sei corde, capace di tessere trame musicali impeccabili e superlative passando con disinvoltura dal rock al jazz, dal blues alla fusion.
La sua produzione solista conta ormai 9 album, tutti di fattura più che pregevole, senza contare i due dvd didattici che Braido stesso ha messo a disposizione di chiunque volesse avvicinarsi al suo modo di fare ed insegnare l’arte musicale. Ma basta chiacchiere, iniziamo subito con l’intervista!
Andrea, innanzi tutto di ringrazio davvero di cuore per la tua immediata disponibilità all’intervista ed ad abbracciare il progetto della nostra rubrica musicale. E’ per me un vero onore avere la possibilità di confrontarmi, e con me i lettori, con uno dei chitarristi che io reputo più geniali creativi e originale della scena musicale mondiale, nonché mia grande influenza musicale nel corso dei miei studi di chitarra. Comiciamo!
BA: Andrea, dagli inizi della tua carriera professionistica sono passati oramai più di 25 anni (ti giuro lo scopo della domanda non è farti sentire vecchio...). Cosa ti ha spinto ad intraprendere la musica come professione? Il percorso musicale a livello professionale non è certamente una strada in discesa…
- Braido: Prima di rispondere un saluto a te e a tutti i lettori della rubrica! Fin da bambino ho sentito delle sensazioni molto forti ascoltando la musica. Mi ha aiutato molto avere una madre casalinga pittrice per hobby ed un padre molto appassionato di grande musica (Gershwin, Stravinsky ma anche Armstrong, Gillespie ecc), oltre a mia sorella, ora psicologa, che ascoltava ottima musica e portò una chitarra a casa mentre ero ancora batterista. Rispondendo alla domanda potrei dire passione e desiderio sfrenato di conoscere sempre più la musica, curiosità enorme e obbiettivi da raggiungere legati alla musica stessa. Le conquiste nella vita non sono mai in discesa ed anche chi ha la fortuna/sfortuna di andare in discesa prima o poi deve affrontare la durezza della disciplina e dei sacrifici, esperienze basilari per la formazione di ogni profonda espressione umana.
BA: Nella tua carriera hai accompagnato in tour ed in studio importanti artisti della musica leggera italiana: Vasco Rossi, Patty Pravo, Mina, Adriano Celentano, Laura Pausini, Zucchero e tanti altri ancora. Tuttavia hai una produzione solista talmente variegata, raffinata e musicalmente curata che, se permetti, meriterebbe molta più visibilità dell’essere stato la “chitarra di …”. Crea in un qual modo irritazione o fastidio essere ricordati come il “chitarrista di…”? Perché in Italia non si riesce a slegare il nome del grande musicista dall’artista con cui collabora? C’è un modo secondo te per evitare questa secondo me dannosa tendenza, che altro non produce che sminuire il talento e l’abilità dei grandi musicisti nostrani?
- Braido: Il sistema ha grande responsabilità ed anche la politica. La classe dirigente ha rinunciato da tempo ad impegnarsi sulla divulgazione della musica che non sia “semplice sottofondo” o sempre e solo “canzone” e credo sia una mossa intenzionale al ribasso della cultura e quindi anche della musica! L’accesso alla conoscenza viene reso difficile così da affaticare il fruitore che sicuramente sceglierà ciò che è più facile da apprendere e da capire. Attualmente, dopo essere sempre sfuggito all’etichetta “chitarrista di…” ho inserito nei contratti dei miei concerti la regola di non usare nella pubblicità o nei manifesti, nomi (soprattutto pop) di cantanti con cui ho collaborato evitando così di fuorviare l’ascoltatore riguardo al tipo di musica che suonerò. Il problema comunque non riguarda solo l’Italia: anche l’America che viene ancora vista come la terra promessa non ha una grande considerazione del ”musicista” in sè. Infatti ormai sempre più spesso è l’Europa ad essere la loro America. Il discorso cambia se un musicista sceglie la strada solista. Tuttavia sinceramente non mi offendo se incontro qualcuno che mi chiede se suono in un complesso e altre domande di questo tipo ignorando che sono sulla scena da anni. Se essere “famosi” e riconosciuti equivale al delirio televisivo quotidiano a cui assistiamo preferisco essere apprezzato da chi ama la musica e ha voglia di capirla e goderne sempre di più.
BA: E’ universalmente riconosciuta la tua versatilità musicale. Con grande disinvoltura ti muovi dal rock al blues, passando per rock, funky, fusion, e tutto ciò che concerne l’universalità della parola musica. Secondo te, un giovane musicista che mira ad avere una carriera come riconosciuto e stimato chitarrista turnista e non solo, deve mirare i suoi studi in un genere ben definito e “specializzarsi” in quello o ad una visione più ampia della chitarra ?
- Braido: Prima di pensare a diventare un qualcosa di definito e preciso devi essere certo di averne le qualità quindi serve una grande autocritica; in seguito studio quotidiano di tutta la musica possibile, ovvie rinunce e trasformare le critiche di invidiosi spesso inutili in energia! Sicuramente un buon turnista dovrebbe saper suonare in modo convincente molta musica e stili differenti.
BA: Versatilità musicale avrà voluto dire per te sicuramente ascolti e modelli di ispirazione molto variegati. Quali sono grosso modo i musicisti da cui hai “imparato” ed assimilato di più ed il cui ascolto è stato fondamentale nella tua formazione musicale?
- Braido: E’ molto difficile racchiudere in pochi nomi quello che ho ascoltato e continuo ad ascoltare ma parlerei di capiscuola fondamentali. Per la classica Bach, Vivaldi, Stravinsky, Albinoni e molti altri; per il rock Deep Purple, Beatles, Led Zeppelin, Chicago, Hendrix, New Trolls e tanti altri artisti e band; per il Jazz Django, Parker, Davis, Coltrane, Mingus, Ellington, Area, Pieranunzi Enrico, W. Montgomery, Cerri F... Ma la lista sarebbe lunghissima se includessi tutta la musica non occidentale (India, Medio Oriente, Turchia, Cina, Sud America e avanti!)
BA: I tuoi solo risultano essere, oltre che tecnicamente IMPECCABILI, anche emotivamente toccanti. E la battaglia tecnica VS emozioni è vecchia come la musica stessa. Come ti poni in proposito? Hai una “ricetta” particolare nella stesura e nell’improvvisazione dei soli in modo che un ingrediente non sovrasti l’altro ed il tutto risulti gradevole ed equilibrato?
- Braido: Purtroppo nella società odierna si bada troppo spesso alla superficie delle cose e poco alla sostanza, spesso si sente dire “che simpatico o simpatica” senza badare realmente alla qualità della musica e questo per me è terribile e inutile! La “Tecnica”(e sono anni che lo ripeto) non è altro che un mezzo per esprimere compiutamente idee e trasformarle in musica. Quando ascolto Bach o Hendrix o Vivaldi o Miles ascolto una precisione infallibile nell’esporre le loro idee e quindi anche la tecnica per poterlo fare, punto! Chi ha la presunzione di suonare uno strumento senza studiarlo e si atteggia ad artista offende la musica, i suoi protagonisti e chi dovrebbe ascoltarlo… pure! Quando per scherzo mi fai notare che sono 25 anni e più che faccio questo mestiere posso dire che con il tempo si impara sempre di più a dosare gli ingredienti necessari per servire un buon assolo esattamente come si fa in cucina, certo anche a 25-26 anni avevo già molta pratica sullo strumento e potevo eseguire quello che a grandi linee mi veniva chiesto. La regola fondamentale e comunque dare dei sentimenti in quello che si sta suonando arricchendolo con le proprie esperienze di vita vissuta!
BA: Caratteristica del tuo playing è l’uso della tecnica che mischia plettro e dita, un po’ atipica in ambito rock se si esclude qualche nome (Mark Knopfler forse è l’esempio più emblematico). Da dove è nata l’idea di adottare questa particolare tecnica?
- Braido: Beh, la molla che mi ha spinto ad eliminare il plettro lentamente è stato l’ascolto di chitarristi come Wes Montgomery e Kevin Eubanks verso i 20 anni circa. Anche il fatto di perdere spesso il plettro mi ha convinto definitivamente! A parte gli scherzi a sette anni accidentalmente mi sono tagliato metà della prima falange del dito indice della mano destra ed in cima al dito mi è rimasta una radice molto dura (ossea) che mista al pollice e al medio mi dà una grande libertà di possibilità ritmiche e sonore che applico anche al basso elettrico.
BA: La tua ultima fatica discografica è in distribuzione da due mesi ormai e si intitola Latin Braidus, una sorta di omaggio che hai voluto fare alla musica latina (da notare le 6 cover di Santana). Come nasce questo amore per la musica latin?
- Braido: Sicuramente essere stato prima batterista mi ha portato ad amare molto alcuni ritmi latini come Samba, Bossa Nova, Rumba, Salsa, in seguito approfondite molto anche a livello armonico/ritmico con la chitarra ed il basso. Santana l’ascoltavo molto quando avevo 12-15 anni e in particolare “Amigos” “Abraxas” “Live” e “Borboleta”. Ho voluto omaggiarlo con alcuni dei suoi brani più belli ovviamente arrangiati a modo mio! Tra l’altro in questo disco ho suonato vari strumenti tra cui appunto la batteria, le percussioni e molti bassi.
BA: Sempre in Latin Braidus, dove suoni in modo egregio tutti gli strumenti, spicca fra le altre sicuramente la collaborazione del grande bassista Marcus Miller. Come è nata questa collaborazione? Se non sbaglio avevi già collaborato con lui nel suo album solista "Free" nel brano "Blust", nel 2007…
- Braido: Avevo scritto a lui in modo molto sobrio e rispettoso se poteva ascoltare alcune mie registrazioni di vario genere tra cui anche alcuni dischi di Mina, Vasco, Panceri, Raf, e altri dove avevo messo le mie chitarre. Mi rispose che gli piacevano molto e chiese se mi andasse di fare un solo nel suo brano! Mi impegnai ovviamente molto, ed appresi dallo stesso Miller che il solo gli piaceva molto, e andava sul disco “Free” in versione europea e in seguito “Marcus” nella versione americana. Mi piaceva l’idea di invertire l’esperienza facendogli suonare un basso in un mio brano di punta nel disco (Danzas de las Chicas) e così è andata!
BA: Come nasce un disco di Andrea Braido? In studio di registrazione tendi ad improvvisare i tuoi soli o reputi sia più conveniente e produttivo scriverli completamente in fase di pre-produzione?
- Braido: Il primo passo è nella mia mente soprattutto in fase di progettualità, in seguito inizio a costruire tutte le parti che suonerò personalmente, lasciando gli spazi per altri musicisti dove previsto. Nella maggioranza dei casi gli assoli sono improvvisati nel momento della loro stessa creazione, raramente scrivo l’assolo in modo completo come nel caso del brano “Blue” sempre in Latin Braidus
BA: Nella tua lunga carriera hai utilizzato un gran numero di strumenti e sei stato legato a diverse case produttrici come endorser. Senza dimenticare il tuo attuale legame con la PRS che produce anche un tuo modello signature. Il rapporto musicista strumento non è tuttavia una cosa sterile e facile da raccontare, a volte sfiora quasi la dimensione “spirituale”. Qual è il rapporto che ti lega ai tuoi strumenti? Le tue chitarre sono per te semplici oggetti da lavoro o c’è un qualcosa di più che ti lega a loro, quasi fossero delle figlie?
- Braido: Ci tengo a precisare che la PRS in questione (Custom 24) non è un modello “signature” in catalogo, ma costruito con le mie richieste riguardo ai colori e al tipo di modello. Certo, se si volesse uguale non ci sono problemi… se ne occupa il “Private Stock” della PRS! Quando avevo 16-17 anni tenevo le mie uniche due chitarre come oggetti di cristallo, ma durante un concerto iniziai a sfregarle sulle casse monitor e a suonarle con i piedi per qualche istante provando un godimento animalesco!da allora curo alla perfezione l’assetto dei miei strumenti (manico, intonazione, leva tremolo, molle, altezza pick-ups ecc.) ma le chitarre vivono con me e quindi ogni tanto prendono qualche colpetto e diventano più belle e sonore. Why? Perchè vengono suonate e vissute in tutte le fasi di una giornata di concerto!
BA: Andrea, è cosa nota che avviarsi alla professione di musicista solista in Italia è cosa particolarmente difficile, specie se si tratta di musica strumentale e lontana da clichè commerciali. Diventa quasi impossibile imporsi e farsi conoscere se non si ha una dose di passione e perseveranza quasi sovrumana. Dall’alto della tua esperienza, ti senti di dare dei consigli ai giovani che intendono entrare nel mondo della musica (studi da intraprendere, esperienze indispensabili per la gavetta, etc etc..) ?
- Braido: Dare consigli è una grande responsabilità che spesso va oltre il mio lavoro di musicista. Posso consigliare di amare sinceramente la musica prima di pensare al successo o altre cose simili, poi essere disposti a viaggiare a muoversi e avere carattere per superare momenti difficili e spesso l’indifferenza della gente. Da non sottovalutare la compagna o il compagno a seconda dei casi, se si ha una relazione è bene chiarire che la musica spesso non ha i tempi di altri mestieri, è allergica alla gelosia e non vuole distrazioni!
BA: Fra i giovani talenti italiani, c’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente e che ti senti di segnalarci?
- Braido: Per quanto riguarda la chitarra sinceramente sento troppi imitatori di cose già sentite, vedi Steve Vai, Satriani o Metheny. Per altri frangenti, tipo la batteria, citerei sicuramente Miki Uli, che ho chiamato a collaborare nel mio “Latin Braidus” e dal vivo per alcuni progetti, così anche per Francesco Corvino, un grande batterista con una grande musicalità!
BA: Come detto prima, il tuo ultimo lavoro è datato dicembre 2009, quindi alquanto recente. Quali sono i tuoi progetti futuri? Nuovo album subito in lavorazione, live, o un po’ di meritato riposo?
- Braido: Assolutamente no! Sono già al lavoro per un altro progetto discografico sempre con Videoradio/Raitrade ma non svelerò nulla! Quest’anno è iniziato con alcuni concerti Jazz con il mio nuovo trio, Francesco Corvino (Batteria), Luca Scansani (Basso), tra cui San Vito di Cadore, Milano, Casale M.Treviso e altri posti, ma anche con il duo acustico e il progetto dedicato alla musica di Hendrix.
BA: Ultima domanda. Oggi siamo qui a parlare dell’ Andrea Braido grande chitarrista a livello mondiale. Ma se Andrea Braido non avesse fatto il musicista?
- Braido: Amo molto il mondo della medicina, biologia, astronomia… Anche il mondo femminile è una costante fonte di ispirazione, ma la Musica mi ha permesso di capire molto del Mondo, delle persone e di me!
Un saluto a todos e alla prossima - El Braidus!!
Intervista ad Andrea Braido realizzata da Bruno Acquaro
Andrea Braido - Intervista (quattro chiacchiere con...)



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