Luigi Schiavone "16 steps to the Sky" - l'Intervista
Dopo quattordici anni dall'ultima fatica solista trascorsi come compositore, apprezzato strumentista ed arrangiatore per Enrico Ruggeri e per altri celebri Artisti italiani, Luigi Schiavone ritorna a pubblicare un album tutto suo.
"16 steps to the Sky" - il titolo è un riferimento ai sedici gradini che portano alla mansarda di Luigi, suo "luogo musicale" prediletto - contiene dieci brani molto efficaci ed atmosfere interessanti ed a volte inconsuete.
Il sound è molto vario, con interventi elettronici consistenti ma mai pervasivi, e mette in risalto gli splendidi intrecci ritmici, armonici e melodici creati dalla chitarra di Luigi che, per feeling e personalità, non ha nulla da invidiare ai "grandi nomi" della chitarra elettrica.
L'ascolto fa sorgere curiosità e domande... che facciamo direttamente a Luigi in questa breve intervista a distanza:
EB: Ascoltando il tuo "16 steps to the Sky" ci si trova di fronte ad un disco eclettico, a tratti spiazzante nella sua varietà: si passa dal rock'n'blues al funk all'hard rock, sino a brani di grande atmosfera con interventi elettronici e accenni di world music. E' una scelta progettuale, o hai semplicemente dato sfogo alla tua creatività?
- LS: Quando Beppe Aleo della Videoradio mi ha proposto di realizzare un cd strumentale non ho fatto altro che radunare tutti quegli "appunti", idee, melodie e progressioni armoniche che erano rimasti "parcheggiati" nel mio computer e mi sono concentrato su quelle che mi sembravano più adatte a questo tipo di progetto. Ho cercato quindi di presentare varie atmosfere proprio perchè in fase di scrittura mi lascio trasportare dal puro istinto.
EB: Il disco è molto diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare dall'album solista e strumentale di un chitarrista - e da ciò che forse il mercato si aspetta da un prodotto del genere: tutto suonato molto bene, ma senza virtuosismi di sorta - "musica" più che "chitarra". Ritieni che in Italia ci sia un pubblico sufficientemente maturo per apprezzare "16 steps.."?
- LS: Io non mi ritengo un chitarrista "virtuoso" e quindi era logico che non ne uscisse un disco "tecnico", nel senso che ho sempre privilegiato la composizione allo studio vero e proprio della chitarra. Spesso compongo col pianoforte. Sono un autodidatta totale, non sono mai stato incline allo studio (il mio percorso scolastico é stato un disastro!) e anche con la chitarra non ho un rapporto "maniacale". Mi piace suonarla ma non esserne dipendente. Invidio molto i chitarristi che hanno la costanza di studiare scale e migliorarsi tecnicamente. Io ci ho provato ma mi sono sempre arreso quando la nausea e lo stress erano superiori al piacere di suonare. Per il resto, io credo appunto di aver presentato un lavoro che possa essere apprezzato anche e soprattutto da un pubblico non necessariamente composto da chitarristi.
EB: La tua carriera musicale ti ha visto in molti ruoli (compositore, strumentista, arrangiatore, produttore) ed in molti ambiti, dalle origini punk al cantautorato - rock ma raffinato e sfaccettato - di Enrico Ruggeri ed alla musica leggera italiana, all'esperienza hard rock con "Progetto Sinergia" di Pino Scotto: hai semplicemente accettato la sfide che la vita ti ha messo di fronte, o hai consapevolmente ricercato esperienze differenti ed apparentemente poco conciliabili tra loro?
- LS: La casualità ha giocato un ruolo determinante e posso dirti che sicuramente senza Ruggeri non avrei fatto della musica la mia professione. La chitarra era la mia valvola di sfogo, mi piaceva fin da ragazzino scrivere canzoni, ma non le facevo ascoltare a nessuno. Suonavo e scrivevo per il puro piacere di farlo. Dopo l'esperienza dei Kaos Rock Enrico, fresco di separazione dai Decibel, mi chiese di collaborare alla realizzazione del suo primo album solista (Champagne Molotov, del 1981) e da allora il rapporto continua... fai tu il conto degli anni che sono passati! Ovviamente la mia matrice rock, soprattutto chitarristicamente parlando, ha fatto sì che collaborassi a qualche altro progetto, tipo quello con Pino Scotto, grandissimo personaggio col quale sono ancora in contatto e che stimo moltissimo.
EB: Enrico Ruggeri è sicuramente più noto al grande pubblico di quanto lo sia tu, eppure gli sei accanto sin dall'inizio della sua carriera solista, ed hai firmato la musica di molti dei suoi più grandi successi e dei suoi brani più belli. Sicuramente hai dato molto di te stesso al successo di Enrico; che cosa ha invece significato per te e per la tua crescita musicale ed umana la collaborazione con lui?
- LS: Come ti dicevo prima, senza Enrico (anche se non c'è la prova certa) non avrei fatto il musicista, o comunque avrei continuato a suonare per hobby. La mia timidezza cronica ha rappresentato sempre un grosso problema soprattutto nel doversi confrontare col pubblico. Diciamo che sfuggo abbastanza dall'equazione "musicista=narcisista". Quindi il più grande cambiamento è stato questo, abituarmi a salire su un palco e suonare. E di concerti ne abbiamo fatti tantissimi, quindi è stato anche molto terapeutico! Poi c'è stata anche una crescita musicale perchè Enrico è molto "curioso", e siamo andati ad esplorare anche generi musicali che poco avevano a che fare con la nostra formazione e le nostre radici. Non so percentualmente quanto io abbia dato a lui, ma sicuramente lui a me ha dato moltissimo!
EB: Hai composto brani che sono pietre miliari della musica italiana degli ultimi decenni, uno su tutti "Quello che le donne non dicono" che, cantata da Fiorella Mannoia, vinse il premio della critica a Sanremo nel 1987. Quanto sei affezionato alle tue creazioni? E ci sono dei brani che, pur non avendo raggiunto il successo di pubblico, rimangono importanti nei tuoi ricordi?
- LS: Cadrei nel banale se ti dicessi che tutte le mie musiche (io non scrivo testi) sono come figli. E direi anche una bugia! E' palese che un'alchimia perfetta di musica e parole come "Quello che le donne non dicono" non riesce così frequentemente. Però è anche vero che alcune mie composizioni che ritenevo (e ritengo tuttora!) molto valide sono state apprezzate di meno dal pubblico di Enrico. Ma questo è abbastanza tipico. Il fatto poi, appunto, di non scrivere testi, fa sì che alcune mie musiche siano legate a degli eventi che nulla hanno a che fare col testo della canzone. Mi spiego meglio con un esempio: scrissi una musica la sera che nacque il mio primo figlio (25 anni fa!!!), ovviamente sull'onda emotiva di quell'esperienza per me stravolgente. Quando poi, tempo dopo, portai la musica ad Enrico lui elaborò un testo che niente aveva a che fare con la mia personale esperienza, perchè naturalmente a lui la mia musica ispirava altri temi. Quindi l'aspetto curioso è che quasi sempre ci sono delle mie canzoni che mi ricordano cose che niente hanno a che fare col testo della canzone stessa!
EB: Torniamo al tuo nuovo album: è stata una fatica pressochè solitaria, o altri ti hanno accompagnato nel processo creativo - dall'ideazione al prodotto finito?
- LS: Per la prima volta da quando faccio dischi, il prodotto è nato, pensato e realizzato solamente da me. Ho suonato, arrangiato e registrato tutto in completa solitudine. Unica eccezione, l'intervento vocale della cantante lirica Silvia Colloca che ha impreziosito due brani con degli splendidi vocalizzi. I brani sono stati poi mixati e masterizzati da un mio ormai abituale collaboratore di studio, il grande Lorenzo Cazzaniga che sicuramente ha valorizzato le tracce.
EB: Dovremo aspettare altri quattordici anni per scoprire in che direzione si stanno evolvendo le tue scelte musicali? Oppure c'è qualche progetto - già in essere, o nell'immediato futuro - che rappresenti in qualche modo il seguito ideale di "16 steps to the Sky"?
- LS: Credo e spero di poter realizzare in tempi relativamente brevi un altro cd strumentale, perchè è una dimensione nella quale riesco a sentirmi molto a mio agio. Ovviamente dovrò fare i conti con gli impegni dal vivo ed in studio di Ruggeri. E non sono pochi!
Grazie a Luigi Schiavone per l'intervista, e per averci regalato l'ascolto di un disco interessante e piacevolissimo... che può essere richiesto direttamente a Videoradio, oppure acquistato online su Self.it, nei migliori negozi di dischi o ai concerti (vedi sul Sito Ufficiale >>)
Nota a proposito delle immagini:
- La copertina del disco "16 steps to the sky" è pubblicata su gentile concessione di Videoradio
- Le fotografie n° 1, 2, 4 e 5 a partire dall'alto sono state scattate da Emiliano Berardi durante il live "Rock Show" di Enrico Ruggeri @ Alcatraz (Milano)
- La fotografia n° 3 è stata scattata da Alfredo Leo
Luigi Schiavone "16 steps to the Sky" - l'Intervista



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Per me rappresenta da anni un esempio inimitabile, uno stile unico e raffinato capace di creare vere e proprie opere d'arte. E quest'ultima fatica è una vera e propria opera d'arte.
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